Recensione ''Per questo mi chiamo Giovanni'' (Libro di Luigi Garlando) - 3.8 out of 5 based on 12 votes

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Recensione, Analisi, Riassunto ed Opinioni del Libro ''Per questo mi chiamo Giovanni''DATI ESSENZIALI:

  • Titolo: “Per questo mi chiamo Giovanni”.
  • Titolo originale: "Per questo mi chiamo Giovanni".
  • Autore: Luigi Garlando;
  • Nazionalità Autore: Italiana;
  • Data di Pubblicazione: nel 2004;
  • Editore: BUR;
  • Genere: Romanzo d’attualità;
  • Pagine: 154 p., rilegato;
  • Voto del Pubblico (IBS): 5 su 5.

 

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Recensione del Libro “Per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando del 2004, genere Romanzo d’attualità. Evidenzieremo il riassunto del libro “Per questo mi chiamo Giovanni”, l’analisi dei personaggi, i luoghi d’ambientazione, la collocazione temporale, lo stile di scrittura ed il narratore. Infine analizzeremo le tematiche trattate nel libro “Per questo mi chiamo Giovanni” con tanto di commento ed opinione del recensore articolista.

 

 

BIOGRAFIA DELL'AUTORE DEL LIBRO ''PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI'':

Luigi Garlando è nato a Milano il 5 maggio 1962 ed è laureato in Lettere Moderne. Unisce il lavoro di cronista sportivo per la Gazzetta dello Sport a quello di scrittore di romanzi per ragazzi, centrati su temi d’attualità e sportivi.

Come cronista ha patecipato ai mondiali di calcio di Giappone-Corea del 2002 e di Germania del 2006 e dice spesso, nelle interviste che rilascia, che la possibilità di viaggiare gli ha offerto spunti preziosi per le sue opere d’immaginazione.

Nel 2007 ha iniziato la pubblicazione della sua serie più famosa, “ Gol”: quarantasette romanzi editi dal Battello a Vapore che narrano le opportunità offerte dal mondo del calcio a ragazzi di umile estrazione sociale nella periferia di Milano. L’opera è imperniata su un concetto principale: l’importante nel gioco del calcio non è vincere ma divertirsi.

Per questo mi chiamo Giovanni” è stato invece pubblicato nel 2004. Nel 2005 Garlando ha vinto il Premio Cento con “Mio papà scrive la guerra” e nel 2008 ha vinto il Premio Bancarella Sport con “Ora sei una stella. Il romanzo dell’Inter”. I suoi libri sono stati tradotti in spagnolo, greco, tedesco e danese.

 

RIASSUNTO DEL LIBRO ''PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI'': Indice dell'Analisi del Libro ''Per questo mi chiamo Giovanni''

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Giovanni vive a Palermo. Qualche giorno prima del suo decimo compleanno, il padre decide di portarlo a fare una gita.

Vuole spiegargli cosa sia la mafia, come sia radicata nella società, in particolare in quella siciliana, e vuole spiegargli il ruolo avuto da Giovanni Falcone nella lotta alle cosche.

Il racconto parte dall’infanzia di Falcone, nato in una famiglia di eroi che si erano distinti durante la guerra. Dopo le scuole medie e il liceo classico Falcone era entrato all’Accademia Navale di Livorno, in Toscana, forse per dimostrarsi all’altezza di quei soldati di famiglia che avevano difeso la patria.

Ma la vita di caserma non faceva per lui.: non sopportava le regole rigidissime e certe tradizioni stupide, tipo gli scherzi degli studenti più vecchi…

Così tornò a Palermo e cominciò a frequentare la Facoltà di Legge, “per diventare un avvocato o un giudice , per difendere quelli che subiscono ingiustizie e punire quelli che ne commettono”.

Il suo primo incarico fu quello di pretore a Lentini, quando aveva ventiquattr’anni. Dopo qualche tempo in quell’ufficio dovette risolvere il caso di una coppia, marito e moglie, trovati morti in un porcile, uccisi a colpi di lupara, un fucile a canne mozzate che un tempo si usava per cacciare i lupi.

Dopo un anno a Lentini, lo trasferirono a Trapani dove rimase per dodici anni. Appena arrivato a Trapani, Falcone si sposò con Rita. A Trapani rischiò per la prima volta la vita quando un terrorista, rinchiuso nel carcere di massima sicurezza sull’isola di Favignana, chiese di parlare con lui e poi lo prese in ostaggio. In quell’occasione restò calmo, freddo, come era sempre stato fin da bambino, fino a quando il terrorista si arrese. E fece il suo primo incontro con la mafia.

Il padre di Giovanni paragona la mafia ad un mostro feroce e spietato, quasi impossibile da battere perché enorme e senza volto.

Inoltre spiega al ragazzino che la parola “mafia” era già presente in un vocabolario del 1860 e la definizione era “la miseria di chi crede che vale solo la legge del prepotente”. Infatti in Sicilia accanto alla legge dello Stato, la legge giusta, esiste una legge dei prepotenti che fanno soprusi e la gente si abitua a questa situazione a forza di non opporsi per paura.

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Giovanni Falcone vide la mafia in azione per la prima volta durante un processo a Trapani a un certo Don Mariano, che venne assolto per prove insufficienti. Il padre racconta anche un caso efferato di un ragazzino sciolto nell’acido, perché figlio di un capobanda rivale.

Falcone tornò a Palermo, la sua città natale, nel ’78, quando aveva quasi quarant’anni. Il tribunale di Palermo non era molto diverso da quello di Trapani: non si trovavano mai testimoni, la gente non aveva mai visto nulla.

Qui Falcone cominciò ad indagare e la sua vita cambiò improvvisamente: nel 1980 lo dovettero mettere sotto scorta.

E a partire dal 3 settembre 1982, giorno in cui venne assassinato il prefetto antimafia Carlo Alberto Dalla Chiesa, il racconto del padre di Giovanni si addentra negli avvenimenti più gloriosi e più tristi della lotta alla mafia. Falcone riportò dei grandi successi, ma l’opinione pubblica siciliana lo isolò sempre di più, fino a costringerlo a trasferirsi a Roma nel marzo del ’91.

Sembrò che potesse ricominciare a vivere, anche se scortato e con mille precauzioni. Poi una mattina il magistrato uscì dal Ministero di Grazia e Giustizia e in un bar di fronte vide un killer della mafia.

Il 23 marzo 1992 Giovanni Falcone e sua moglie Francesca tornarono a Palermo per una vacanza. Vennero fatti saltare in aria a Capaci, lungo la strada che dall’aeroporto di Punta Raisi portava in città, da un uomo della cosca dei corleonesi, lo stesso che aveva sciolto il bambino nell’acido.

L’uomo che sta raccontando la storia ricorda che quel pomeriggio il traffico a Palermo era in delirio per il gran viavai di autoambulanze e auto della polizia.

E che anche lui suonava il clacson per farsi largo perché la moglie stava per partorire. Il giorno della nascita del bambino è il giorno della morte di Falcone.

Infine l’uomo racconta di essere lui stesso una prova di come Giovanni Falcone abbia vinto sulla mafia.

Dal racconto della vita di due eroi, del magistrato e di suo padre, il piccolo Giovanni apprenderà una lezione di vita che metterà subito in pratica nel finale del libro.

 

ANALISI DEI PERSONAGGI DEL LIBRO ''PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI'': Indice dell'Analisi del Libro ''Per questo mi chiamo Giovanni''

Personaggi fondamentali nel libro sono il narratore e il padre, ma il vero protagonista del romanzo è Giovanni Falcone, l’eroe della lotta alla mafia.

Tutta la vita di Giovanni Falcone è passata in rassegna fin dalla nascita, il 20 maggio 1939. Ha un carattere freddo e non piange mai, neppure da bambino quando si fa male.

- La madre, Luisa, è una donna molto severa con un’idea fissa: nella vita bisogna fare il proprio dovere senza paura, come avevano fatto gli eroi della sua famiglia, che si erano distinti in guerra. E il sacrificio in nome de dovere e di ciò che è giusto diventa ben presto il tratto distintivo della vita di Falcone.

Per esempio era bravo a scuola, ma non un secchione. Anzi in classe non riusciva a stare fermo e fuori si azzuffava spesso con i suoi compagni, quasi sempre per difendere qualcuno.

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Allo stesso modo all’Accademia Navale di Livorno non sopporta il “nonnismo” e sceglie la Facoltà di Legge proprio “per difendere quelli che subiscono ingiustizie e punire quelli che ne commettono”.

- Il padre che racconta la vita di Falcone è uno dei tanti siciliani onesti che hanno trovato il coraggio di opporsi alla mafia attraverso l’esempio del celebre magistrato.

Sente l’urgenza di parlare con il figlio perché ha compreso che la prepotenza e la violenza sono così radicati nella società che hanno già attecchito nella classe del figlio che ha solo dieci anni e che la risposta del ragazzo è quella dell’omertà.

Ha pagato la sua ribellione alla mafia con una bomba in uno dei suoi negozi di giocattoli ma non se ne è mai pentito, anzi accarezza Bum, l’orso di peluche sopravvissuto all’esplosione, sempre con grande tenerezza e con uno sguardo misterioso che il figlio nota da sempre. Addirittura entra in camera del figlio quando il ragazzo non c’è e accarezza l’orso.

E’ un padre affettuoso quando il suo lavoro gli lascia tempo. E gioca benissimo a ping pong. E’ mancino, ma vince anche quando gioca con la destra. Guida un fuoristrada e “i cannoli gli hanno gonfiato una specie di salvagente sopra la cintura

- Il piccolo Giovanni è un ragazzino intelligente che pone e si pone sempre domande acute che puntano a chiarire “il punto della questione”. Il libro si apre su lui che si interroga sul perché Garibaldi abbia pronunciato il famoso “obbedisco” e sia dovuto tronare indietro mentre stava vincendo. Ha gli idoli di tutti i ragazzini della sua età: David Beckham, l’Uomo Ragno...

E’ molto affezionato al padre e considera una giornata intera con lui come il più bel regalo che possa ricevere per il compleanno. E dalla spiegazione del padre scaturisce in lui una risposta coraggiosa che rivela tutta la sua indole generosa e onesta.

 

LUOGHI D'AMBIENTAZIONE DEL LIBRO ''PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI'': Indice dell'Analisi del Libro ''Per questo mi chiamo Giovanni''

Gran parte dell’azione è ambientata in Sicilia, con solo un rapido cenno all’ultimo periodo della vita di Falcone a Roma.

I luoghi, Lentini, Trapani, Palermo, sono descritti con tratti rapidi ed essenziali, perché quello che conta è l’azione, soffermandosi per qualche istante solo su quei luoghi che hanno un valore simbolico nella lotta alla mafia, come Via Notarbartolo, con il suo albero carico di omaggi all’eroico magistrato, o la villa di Mondello.

Ma l’atmosfera di paura, di rassegnazione, a volte, purtroppo, anche di omertà tipicamente siciliana, è resa in maniera perfetta e risulta comprensibile a tutti, anche ad un bambino.

 

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TEMPO (COLLOCAZIONE TEMPORALE) DEL LIBRO ''PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI'': Indice dell'Analisi del Libro ''Per questo mi chiamo Giovanni''

Il romanzo, come una lunga, unica analessi, analizza in modo impeccabile e penetrante, ma garbato, uno dei momenti più drammatici della nostra storia nazionale: quel trentennio tra gli anni ’70 e l’inizio dei ’90 in cui la mafia divenne l’organizzazione criminale più famosa al mondo e lanciò un attacco frontale allo stato italiano.

La Sicilia e Palermo in particolare vedono l’ascesa dei Corleonesi di Totò Riina, ma al tempo stesso la strenua resistenza di un gruppetto di uomini dal coraggio smisurato che cercano di arrestare i criminali, di risvegliare le coscienze e di scardinare i legami e le connivenze tra mafiosi e istituzioni pubbliche.

E di questa lotta protagonista fondamentale sarà proprio quel Giovanni Falcone su cui è incentrato il titolo del libro.

 

STILE DI SCRITTURA USATO NEL LIBRO ''PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI'': Indice dell'Analisi del Libro ''Per questo mi chiamo Giovanni''

Lo stile è piano e scorrevole, come si confà alla narrazione di eventi difficili ad un bambino. Prevalgono le proposizioni coordinate.

Le date fondamentali della lotta alla mafia sono indicate con precisione perché l’autore trasferisce anche nella narrativa la propria esperienza di giornalista che tutto ancora alla realtà.

 

NARRATORE DEL LIBRO ''PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI'': Indice dell'Analisi del Libro ''Per questo mi chiamo Giovanni''

La narrazione procede in prima persona. Siamo quindi di fronte ad un narratore interno che coincide con il piccolo Giovanni.

Ma potremmo dire che la narrazione è duplice perché in realtà è suo padre a narrare la vita di Falcone: una sorta di “narration within the narration”.

 

TEMATICHE TRATTATE NEL LIBRO ''PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI'': Indice dell'Analisi del Libro ''Per questo mi chiamo Giovanni''

Per questo mi chiamo Giovanni” è una biografia romanzata che celebra Falcone, icona della lotta alla mafia.

Tematiche centrali sono l’eroismo, il coraggio, la necessità di prendere posizione e di schierarsi anche a costo di rischi e sacrifici.

Nel romanzo vediamo che il grande magistrato siciliano desidera essere un eroe fin da bambino per eguagliare quei parenti che si erano tanto distinti in guerra, di cui sentiva tanto parlare. Il loro esempio guida le sue azioni. Comincia a difendere i deboli dai soprusi, a costo di mettersi nei guai, fin dai primi anni di scuola.

Si iscrive alla Facoltà di Legge proprio per “difendere chi subisce ingiustizie e punire chi le commette

E quando il suo coraggio e la sua tenacia cominciano ad ottenere risultati, quando i mafiosi cominciano ad essere arrestati, processati e condannati, anche il padre del piccolo Giovanni esce dalla sua inerte rassegnazione, alza la testa e si rifiuta di pagare il “pizzo”. Il suo “NO” non sarà senza conseguenze, ma non si piegherà mai più alla legge del più forte e della violenza e non vuole che il figlio lo faccia.

E il piccolo Giovanni dal racconto comprende e impara e nel suo piccolo emulerà perfettamente il grande magistrato di cui porta il nome. Cambierà le cose e farà la differenza, come Falcone.

L’esempio innesca infatti una catena di comportamenti virtuosi da emulare e crea un’ unione di intenti, una collaborazione che potrebbero sconfiggere il grande “mostro siciliano” minandolo dalla base.

 

COMMENTO DEL LIBRO ''PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI'': Indice dell'Analisi del Libro ''Per questo mi chiamo Giovanni''

Il libro mi è stato consigliato da mio figlio di dodici anni, entusiasta per questa lettura imposta dalla sua insegnante di italiano durante le vacanze estive. Incuriosita, ma perplessa circa le capacità dell’autore, che associavo solo a letture per ragazzi appassionati di calcio, ho iniziato a leggere le prime pagine e sono rimaste senza parole.

Per questo mi chiamo Giovanni” è un vero e proprio cammeo, un’opera delicata e raffinata su un argomento ancora di scottante attualità: la mafia.

Lo stile sintetico ed essenziale tipico del giornalista rende forse più toccante e coinvolgente il racconto e l’ammirazione per il magistrato siciliano cresce ad ogni pagina proprio perché il carattere eroico della sua azione è descritto senza alcuna iperbole.

Altrettanto maestrale è la descrizione del rapporto che lega i due “narratori”: padre e figlio legati in modo virile, fisico, ma anche emotivamente intensissimo. La tenerezza del padre quando gioca nell’acqua col figlio o mentre accarezza l’orsetto di peluche bruciacchiato da una bomba rendono umano questo eroe borghese, grandissimo per la sua onestà morale e sul suo coraggio che lo pongono allo stesso livello del celebre Falcone.

Siamo di fronte ad una lettura assolutamente da non perdere.

 

+30k Ornella Rizzo

+20k M.R.

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