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Recensione, Analisi, Riassunto ed Opinioni del Libro ''Non volevo morire vergine''DATI ESSENZIALI:

  • Titolo: “Non volevo morire vergine”.
  • Titolo originale: " Non volevo morire vergine ".
  • Autore: Barbara Garlaschelli;
  • Nazionalità Autore: Italiana;
  • Data di Pubblicazione: 28 Marzo 2017;
  • Editore: Piemme (collana ''Piemme Voci'');
  • Genere: Famiglia, salute e benessere personale;
  • Pagine: 199 p., rilegato;
  • Voto del Pubblico (IBS): 4,25 su 5.

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Recensione del Libro “Non volevo morire vergine” di Barbara Garlaschelli del 2017, genere autobiografie, famiglia e salute. Evidenzieremo il riassunto del libro “Non volevo morire vergine”, l’analisi dei personaggi, i luoghi d’ambientazione, la collocazione temporale, lo stile di scrittura ed il narratore. Infine analizzeremo le tematiche trattate nel libro “Non volevo morire vergine” con tanto di commento ed opinione del recensore articolista.

BIOGRAFIA DELL'AUTORE DEL LIBRO ''NON VOLEVO MORIRE VERGINE'':

Barbara Garlaschelli è nata Milano il 26 novembre 1965 è una scrittrice e blogger italiana.

Laureata in Lettere Moderne all'Università Statale di Milano, ha esordito nella scrittura nel 1993 con l'antologia in floppy disk Storie di bambini, donne e assassini, Del 1995 è il suo esordio a stampa, con O ridere o morire, edito da Marcos y Marcos.

Scrittrice versatile, si è cimentata in vari generi: dal noir, alla letteratura per ragazzi (quest'ultima edita da EL, di cui ha diretto la collana “I corti”; con Walt Disney in collaborazione con Nicoletta Vallorani) al teatro.

Costretta fin dall'età di 16 anni su una sedia a rotelle a causa della rottura di una vertebra per un tuffo in acque troppo basse, ha descritto con stile asciutto il suo percorso di vita nei dieci mesi successivi in “Sirena”, Moby Dick, Faenza 2001. Il libro è considerato un long seller e ha avuto varie ristampe: nel 2004 con Salani, nel 2007 con TEA e nel 2014 con Laurana Editore.

Nel dicembre 2004 ha vinto il Premio Scerbanenco con Sorelle, ex aequo con Trilogia della città di M. di Piero Colaprico.

I suoi romanzi e racconti sono tradotti in francese (editi da Gallimard), in castigliano per il mercato spagnolo (Roca Editorial) e messicano, in portoghese, in olandese e in serbo.

Il suo libro “Non ti voglio vicino” (Frassinelli, 2010) è un romanzo psicologico che tocca il tema scottante degli abusi sui minori e ne descrive le devastanti conseguenze; con questo romanzo Barbara Garlaschelli nel 2010 è stata finalista al Premio Strega e ha vinto il premio Libero Bigiaretti, il Premio Università di Camerino (2010), il Premio Alessandro Tassoni (2011) e nel 2012 la 25ª edizione del Premio Letterario Chianti.

Tra le sue pubblicazioni c’è la raccolta di racconti brevi di humor nero O ridere o morire (Marcos y Marcos, 1995; Todaro editore, 2005, nuova edizione), cui sono seguiti Ladri e barattoli (Marcos y Marcos, 1996), Nemiche (Frassinelli, 1998), Il pelago nell’uovo (Mobydick, 2000), Sirena. Mezzo pesante in movimento (Mobydick, 2001, vincitore del premio “Fenice Europa 2002 sezione “Claudia Malizia”; ed. Salani, 2004; premio Desenzano Libro Giovani 2006; TEA 2007), Alice nell’ombra (Frassinelli, 2002), Sorelle (Frassinelli, 2004 vincitore del premio Scerbanenco 2004); L’una nell’altra (Dario Flaccovio, 2006); FramMenti. Storie di un fortino di periferia (Mobydick, 2006). Ha curato e partecipato all’antologia noir Alle signore piace il nero (Sperling & Kupfer, 2009).

RIASSUNTO DEL LIBRO ''NON VOLEVO MORIRE VERGINE'': Indice dell'Analisi del Libro ''Non volevo morire vergine''

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A Milano, in una giornata di ottobre del 1982, guardo fuori da una delle tante finestre della classe e vedo ragazzi e ragazze che passeggiano nel prato della scuola. Una volta ero come loro.

Camminavo, correvo, saltavo.

Ora tutto è cambiato.

Io sono ferma mentre loro continuano a correre, ignari del tesoro che possiedono: un corpo che risponde alla propria volontà.

E io non voglio morire vergine.

Non sarà facilissimo.

È appena quindicenne l’autrice quando, per un dannato tuffo in mare, rimarrà tetraplegica.

Un’età in cui ti prepari ad andare incontro a quello che la gioventù prevede: battiti accelerati per amori passeggeri, delusioni, conquiste e scoperta del sesso. Questo, almeno ciò che ogni ragazza si aspetta con trepidazione, ma cosa può passare nella mente di chi, all’improvviso, si trova nella condizione di considerare il suo corpo come estraneo ed è costretta a rimpiazzare le gambe, lunghe, belle, toniche, affusolate con le meno attraenti due ruote di una carrozzina?

Il corpo, unico elemento che ti appartiene interamente, che ti segue e diventa segno del tuo cammino è, in questo caso, un ostacolo, quel qualcosa di ingombrante che, tutto a un tratto, dirotta dal percorso della mente e ti abbandona. Negli anni trascorsi fra dolori fisici e dello spirito, fra terapie interminabili e attese, una lucida determinazione sorregge l’autrice, quella di non voler morire vergine. Sa che ci sono ostacoli da superare, tutti non facili.

Anche se la vicinanza dei genitori e degli amici rappresenterà un aiuto insostituibile, sarà lei, in prima persona, a dover lottare giorno dopo giorno, prendere confidenza con quel nuovo corpo che sembra opporsi a ogni suo volere, imparare a conoscerlo, a non odiarlo, persino a trasformarlo in oggetto di seduzione. Alti e bassi, conquiste e sconfitte la porteranno a perdere la verginità, a raggiungere la meta prefissata ma ormai insufficiente per farla sentire donna realizzata.

Ora è il lavoro che ha sempre desiderato fare e l’incontro con la persona giusta, quella della sua vita, a rappresentare i futuri traguardi.

Nel frattempo ha imparato che attribuire al dolore il merito di aiutare a crescere è pura invenzione, un tentativo per renderlo meno amaro, più accettabile, in realtà è solo impedimento, ed è grazie alla caparbia determinazione di essere protagonista della sua vita che riesce a realizzare il sogno di diventare scrittrice di successo e trovare l’Amore.

ANALISI DEI PERSONAGGI DEL LIBRO ''NON VOLEVO MORIRE VERGINE'': Indice dell'Analisi del Libro ''Non volevo morire vergine''

Trattandosi di un libro autobiografico la protagonista principale è anche l’autrice, Barbara.

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- Barbara è una donna, prima di tutto. Ma anche una scrittrice. Però non è solo una donna e una scrittrice famosa, è anche la protagonista di un incidente che l’ha resa tetraplegica.

Per lei è dura. Durissima. E non solo perché è costretta a rimanere a letto per diversi mesi subendo numerose e dolorose operazioni (che tra l’altro le lasciano delle vistose cicatrici sulla schiena e sulla testa), ma perché ha anche l’età delle prime cotte, delle prime schermaglie, dei batticuori, del sesso. È un’adolescente che, lentamente, – assieme ai dolori dati dalla sua condizione – si porta dietro l’insopportabile pensiero di poter restare vergine per sempre.

Anno dopo anno, Barbara cresce. Matura. Supera anche un periodo di depressione e raggiunge la notorietà grazie ai suoi scritti. Vive la vita come meglio può, affiancata dagli amici e dagli amatissimi genitori (compagni e complici in tutto). Si sente meglio. Affronta mille difficoltà, e impara a fare i conti con la sua nuova condizione.

Vive una seconda vita. Ma sente, comunque, che gli manca qualcosa: il sesso. Le non vuole morire vergine. Fa di tutto e riesce a trovarlo. Assieme, successivamente, a qualcosa che sperava di ottenere: l’Amore. Quello con la A maiuscola.

LUOGHI D'AMBIENTAZIONE DEL LIBRO ''NON VOLEVO MORIRE VERGINE'': Indice dell'Analisi del Libro ''Non volevo morire vergine''

Il romanzo “Non volevo morire vergine” è ambientato principalmente e Milano. Ha un ruolo fondamentale anche Arma di Taggia, cittadina ligure in cui la protagonista passa le sue vacanze estive e dove purtroppo un tuffo in acqua bassa la renderà tetraplegica.

I luoghi che circondano Barbara non vengono mai descritti in modo troppo approfondito poichè l’autrice si concentra molto di più sui sentimenti, nelle occasioni in cui invece ci sono, le descrizioni risultano quasi poetiche.

TEMPO (COLLOCAZIONE TEMPORALE) DEL LIBRO ''NON VOLEVO MORIRE VERGINE'': Indice dell'Analisi del Libro ''Non volevo morire vergine''

Possiamo definire “Non volevo morire vergine” un romanzo contemporaneo.

Il libro è suddiviso in quattro parti suddivise in base ai grandi cambiamenti della vita della protagonista: “la fine della prima vita”, una sorta di breve introduzione ambientata il 3 agosto 1981, giorno dell’incidente.

Seguono poi “la seconda vita”, in cui la protagonista deve superare i difficili primi mesi iìd’ospedale e trovare il modo di ricominciare a vivere la vita di un’adolescente; “la terza vita”, quando l’autrice arriva ai trent’anni scresciuta grazie alle sue vittorie e alle sconfitte e “la quarta vita” pochi anni dopo (l’autrice ha raggiunto i 33 anni) e, forse, finalmente troverà l’amore e l’accettazione per se stessa.

STILE DI SCRITTURA USATO NEL LIBRO ''NON VOLEVO MORIRE VERGINE'': Indice dell'Analisi del Libro ''Non volevo morire vergine''

Ho trovato “Non volevo morire vergine” un libro fluido, scorrevole e di facile lettura; non per questo di debole impatto. Il lessico è semplice, condito di tanto in tanto con alcune espressioni dialettali.

Sono presenti anche diverse citazioni provenienti da testi e film che per l’autrice hanno un valore prezioso. Le pagine riescono a emozionare e far percepire la resilienza di questa donna, dal carattere determinato e curioso. Scrittura ironica e asciutta al tempo stesso.

NARRATORE DEL LIBRO ''NON VOLEVO MORIRE VERGINE'': Indice dell'Analisi del Libro ''Non volevo morire vergine''

La narrazione di “Non volevo morire vergine” è affidata completamente alla voce di Barbara la protagonista e autrice, questo perchè trattandosi di un’autobiografia l’autrice ha preferito raccontare in prima persona tutto ciò che le è accaduto.

Questa è una scelta stilistica abbastanza comune nelle autobiografie ed è la miglior scelta in questo genere di romanzo poichè permette al lettore di imedesimarsi completamente con le vicende.

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TEMATICHE TRATTATE NEL LIBRO ''NON VOLEVO MORIRE VERGINE'': Indice dell'Analisi del Libro ''Non volevo morire vergine''

Barbara Garlaschelli in “Non volevo morire vergine” lascia un segno per le emozioni che trasmette. Un segno indelebile. Tratta dei disabili e della loro voglia di vivere una vita il più possibile normale, compresa la sfera sessuale e dei sentimenti, senza cadere mai nell'autocommiserazione.

Con tanta e sana autoironia l’autrice/protagonista decide di raccontare le proprie esperienze, soprattutto amorose, che sicuramente non sono state semplici. Per nessuno sono mai semplici, ma sicuramente per una ragazza che a quindici anni perde la capacità di muoversi liberamente come vuole la faccenda si complica ancora di più.

Un libro toccante e commovente di una donna che ha saputo affrontare la vita, l’amore e il sesso con forza e coraggio. Con il passare degli anni ha capito che non era lei a essere sbagliata, ma erano gli uomini che non sapevano affrontare la vita con lei.

In “Non volevo morire vergine” Barbara Garlaschelli dimostra come si deve essere perseveranti, e credere nell’amore, che non può e non deve essere sacrificato a causa di una vita scomoda su una sedia a rotelle.

COMMENTO DEL LIBRO ''NON VOLEVO MORIRE VERGINE'': Indice dell'Analisi del Libro ''Non volevo morire vergine''

Parlarvi di un libro come “Non volevo morire vergine” di Barbara Garlaschelli non è facile.

S’intravede (fin dalla copertina e dal titolo) qualcosa che te lo fa amare e qualcosa che ti fa paura, allo stesso tempo. O almeno, questa è la sensazione che ho provato io quando ero indecisa sul leggerlo o meno. Ma poi mi sono chiesta: “leggere – in fondo – non è anche un po’ assaporare attraverso le parole le sensazioni di altre vite? Beh, e allora, perché non scegliere quella di una scrittrice come Garlaschelli?” E così ho deciso: ho comprato il libro e ho iniziato a leggere la prefazione di Daria Bignardi. Subito ho cominciato a sentire che sì, forse, avevo fatto la scelta giusta!

Ho intuito, sin dalle prime pagine, che quel libro autobiografico di una donna tetraplegica mi avrebbe fatto scoprire tanto. Tantissimo. Mi avrebbe fatto percepire un mondo a me estraneo e, principalmente, mi avrebbe fatto capire un modo di ragionare che, adesso che l’ho letto, posso affermare con certezza, vale la pena conoscere e apprezzare.

Tuttavia, come ho già scritto all’inizio della recensione, parlare di questo volume non è affatto semplice sia perché racchiude concetti profondi e quasi privi di pudore e sia perché alterna, a racconti malinconici e intrisi di tristezza, sferzate d’ironia e dileggio. E soprattutto perché, oltre alla trama in sé per sé, le pagine che lo compongono raccolgono l’animo di una donna che «usa una sedia a rotelle per muoversi». Un concetto, quest’ultimo, che rappresenta il “respiro” del libro, il filo che ricama il messaggio finale, la morale ultima – in poche parole – che dovrebbe rimanere nella testa dei lettori dopo aver girato tutte le pagine.

Chi ha la fortuna di leggere “Non volevo morire vergine” capisce quanto non debba esser stato facile mettersi a nudo in questo raccontarsi e come sia riuscita, usando intelligenza e ironia, a non cadere nel pietismo, sempre in agguato nel narrare una storia come la sua. Quest’ultima non è solo un esempio di straordinaria forza, di caparbia ribellione a un destino non benevolo, è la voglia matta, e un invito a tutti noi, a entrare nella vita stessa, condividerne gli aspetti dolorosi e quelli lievi, capire quanto sia comunque importante assaporarla fino in fondo e sentirla propria.

+27k Melissa Radice

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