Recensione ''La biblioteca perduta dell’alchimista'' (Libro di Marcello Simoni) - 4.7 out of 5 based on 3 votes

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Recensione, Analisi, Riassunto ed Opinioni del Libro ''La biblioteca perduta dell’alchimista''DATI ESSENZIALI:

  • Titolo: “La biblioteca perduta dell’alchimista”.
  • Titolo originale: "La biblioteca perduta dell’alchimista".
  • Autore: Marcello Simoni;
  • Nazionalità Autore: Italiana;
  • Data di Pubblicazione: 4 Ottobre 2012;
  • Editore: Newton Compton (collana Nuova narrativa Newton);
  • Genere: Giallo storico;
  • Pagine: 329 p., rilegato;
  • Voto del Pubblico (IBS): 3,88 su 5

 

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Recensione del Libro “La biblioteca pertduta dell’alchimista” di Marcello Simoni del 2012, genere thriller storico. Evidenzieremo il riassunto del libro “La biblioteca pertduta dell’alchimista”, l’analisi dei personaggi, i luoghi d’ambientazione, la collocazione temporale, lo stile di scrittura ed il narratore. Infine analizzeremo le tematiche trattate nel libro “La biblioteca pertduta dell’alchimista” con tanto di commento ed opinione del recensore articolista.

 

 

BIOGRAFIA DELL'AUTORE DEL LIBRO ''LA BIBLIOTECA PERDUTA DELL’ALCHIMISTA'': 

Marcello Simoni nasce a Comacchio, in provincia di Ferrara, nel 1975.

Laureato in Lettere, è ex archeologo e bibliotecario. Ha pubblicato diversi saggi storici, soprattutto per la rivista specialistica Analecta Pomposiana.

Molte delle sue ricerche riguardano l'abbazia di Pomposa, con speciale attenzione agli affreschi medievali che raffigurano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento e dell'Apocalisse.

Sul fronte della narrativa ha partecipato all’antologia 365 racconti horror per un anno, a cura di Franco Forte. Altri suoi racconti sono usciti per la rivista letteraria Writers Magazine Italia.

Il suo primo romanzo, “Il mercante di libri maledetti”, è un thriller medievale che ruota intorno alla figura di Ignazio da Toledo, mercante di reliquie mozarabo, e a uno sfuggente manoscritto intitolato Uter Ventorum. In realtà questo volume è uno pseudobiblion come il Necronomicon citato da H.P. Lovecraft.

Per il successo conseguito da questo romanzo l'autore ha ricevuto il 24 novembre 2011 il premio What's up Giovani Talenti per la cultura. Con lo stesso romanzo ha inoltre vinto il Premio Bancarella 2012.

Il doppio premio al romanzo d’esordio di Marcello Simoni è dovuto alla somma di due meriti: quello di aver scritto un romanzo d’avventura, di fantasia e di viaggio – componenti tutte essenziali per evocare lo spirito di Salgari – in una sintesi che rende l’opera gradevole al grande pubblico delle librerie tradizionali, del mercato virtuale degli e-book o dell’artigianale "Bancarella".

Nell'ottobre del 2012 pubblica "La biblioteca perduta dell'alchimista" con protagonista ancora il mercante Ignazio da Toledo e a partire dall'agosto dello stesso anno "Rex Deus. L'armata del diavolo", ebook a puntate poi pubblicato in cartaceo con il titolo "L'isola dei monaci senza nome".

Nel tempo libero Simoni organizza eventi culturali di taglio letterario.

Attualmente sta lavorando a una nuova saga ambientata nel XIV secolo, tra Pomposa e Ferrara, intitolata Codice Millenarius.

 

RIASSUNTO DEL LIBRO ''LA BIBLIOTECA PERDUTA DELL’ALCHIMISTA'': Indice dell'Analisi del Libro ''La biblioteca perduta dell’alchimista''

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Corre l’anno del Signore 1227.

Il re Ferdinando III, detto il Santo, in nome della crociata contro i Mori, sta espandendo i suoi feudi verso mezzogiorno portando la guerra nell’emirato di Cordoba quando si verifica un episodio increscioso che minaccia di sconvolgere gli equilibri politici: qualcuno rapisce la regina di Francia, Bianca di Castiglia.

Stando alle informazioni ricavate dal vescovo Folco di Tolosa, tramite l’esorcismo di un ossesso, l’autore del rapimento è un certo Conte di Nigredo, un uomo la cui identità è sconosciuta ma che si sa essere un potente alchimista.

Chi meglio di un esperto in materia può far luce sulla vicenda?

Il re convoca Ignazio da Toledo per affidargli l’incarico. È così che rincontriamo il protagonista già conosciuto nel libro precedente. Stanare l’autore di un rapimento non è certo usuale per un mercante di reliquie ma quando Ignazio fiuta odore di segreti alchemici, non esita ad accettare il compito.

Ad affiancarlo nell’impresa ritroveremo il fido guerriero Willalme e suo figlio Uberto, una delle bellissime sorprese che ci riserva la nuova avventura.

Al principio del viaggio il gruppo si divide. Il mercante e Willalme affiancati da Filippo il Lusignano partono per andare a interrogare Folco da Tolosa e carpire da lui maggiori informazioni circa il Conte di Nigredo e il fantomatico castello di Airagne in cui si suppone abbia imprigionato Bianca.

In questo castello, dove si conservano alcune lettere che mettono in relazione l’alchimia con la filatura della lana, Bianca condivide una reclusione forzata con il legato pontificio Romano Frangipane e il luogotenente regio Umbert de Beaujeu.

Uberto, invece, parte da solo alla volta della rocca di Montsègur per recuperare il Turba philosophorum, ovvero il prezioso testo di alchimia da cui si presume siano state tratte le conoscenze indispensabili per la costruzione dell’oscuro castello.

Il programma prevede che la compagnia si ricomponga in tempi brevi ma, numerosi imprevisti, faranno sì che le cose non vadano esattamente secondo i piani...

 

ANALISI DEI PERSONAGGI DEL LIBRO ''LA BIBLIOTECA PERDUTA DELL’ALCHIMISTA'': Indice dell'Analisi del Libro ''La biblioteca perduta dell’alchimista''

I personaggi scaturiti dall’immaginario convivono con quelli storici, come Ferdinando III, Bianca di Castiglia o Folco di Tolosa, reggendo benissimo il confronto in virtù di una caratterizzazione approfondita e credibile.

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- Il protagonista è Ignazio da Toledo, mercante di reliquie di origine mozarabica dal passato oscuro: un uomo molto colto, avveduto e dall'emotività sfuggente. Ignazio in gioventù è stato discepolo di Gherardo da Cremona, il fondatore della Scuola di traduttori di Toledo impegnata a divulgare i testi della cultura greco-araba nell'Occidente cristiano.

Nuove sfumature arricchiscono il ritratto di Ignazio da Toledo, un protagonista il cui carisma scaturisce dalla sua profonda sete di sapere. A muoverlo non è l’avidità di ricchezze e nemmeno il tornaconto personale, ma una curiosità insopprimibile che lo spinge a raggiungere livelli sempre più alti di conoscenza, un bisogno che spesso lo induce a sacrificare gli affetti ma che non offusca del tutto la sua bontà d’animo.

Nonostante indossi sempre una maschera di razionalità e freddezza, questa volta avremo modo di toccare con mano il grande amore che nutre per suo figlio e il senso di colpa che, di tanto in tanto, lo attanaglia per aver abbandonato la moglie.

- Willelme è un ottimo guerriero, riscattato dalla schiavitù da Ignazio sarà un suo fedele seguace e nutre moltissima stima nell'amico.

Anche il suo personaggio assume qui contorni più definiti. Ricordi dolorosi ci permettono di scavare nel suo passato e di meglio comprendere la sua personalità.

- Un’autentica scoperta è Uberto che da semplice comparsa diviene coprotagonista rivelando un coraggio e un arguzia che lo rendono degno figlio di suo padre ma, nel contempo, un carattere assai diverso, più passionale e più incline agli slanci emotivi.

- Lungo il cammino che conduce al castello di Airagne e alla scoperta di un’agghiacciante verità, avremo inoltre modo di incontrare una serie di personaggi nuovi estremamente interessanti come la bellissima Moira accusata ingiustamente di stregoneria e le Beghine − monache o fate? − dedite al culto di Santa Lucina.

- Ritroveremo anche Filippo di Lusignano, incontrato brevemente ne “Il mercante di libri maledetti”, che assumerà un ruolo più importante in questo romanzo.

Il Lusignano combatteva con i Templari, quando lo abbiamo incontrato la prima volta, ora invece lo troviamo al servizio di Re Ferdinando III.

- Completamente avvolta nel mistero ma costantemente presente, sarà invece l’enigmatica figura del Conte di Nigredo. Quale la sua vera identità, quali le oscure macchinazioni di cui è artefice e soprattutto quale la formula segreta di cui è in possesso? Il lettore non può che condividere con Ignazio il desiderio impellente di scoprirlo.

- Per quanto riguarda i personaggi storici citati nel romanzo, sono autentiche le notizie biografiche riguardanti Ferdinando III di Castiglia, Pedro Gonzalez de Palencia, Folco di Tolosa, Raymond de Péreille e Corba Hunaud de Lantar.

 

LUOGHI D'AMBIENTAZIONE DEL LIBRO ''LA BIBLIOTECA PERDUTA DELL’ALCHIMISTA'': Indice dell'Analisi del Libro ''La biblioteca perduta dell’alchimista''

Sono molti i luoghi che il mercante di Toledo visita durante questo viaggio, da corti e paesi fino a castelli passando per la pieve delle beghine.

Luogo centrale del romanzo è il misterioso catello di Ariagne, dove il Conte di Nigredo ha allestito un enorme laboratorio alchemico. Airagne è anche il luogo in cui la regina Bianca viene tenuta prigioniera.

Questo luogo è avvolto da un alone di mistero e paura fin quasi alla fine della missione di Ignazio, tutti ne hanno sentito parlare, alcuni sono riusciti a fuggire ma nessuno vuole rivelare nulla al suo riguardo.

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Le descrizioni di Simoni sono sempre molto accurate e aiutano il lettore ad “entrare” nella storia.

Le ricostruzioni urbanistico-architettoniche di Teruel, di Tolosa e di Acri rispettano la verosimiglianza storica, come pure le descrizioni dei seguenti edifici: il ponte e il castillo di Andújar, la rocca di Montségur e la Sacra Praedicatio di Prouille (ma non i loro sotterranei), l’abbazia di Fontfroide e quella di Conques.

 

TEMPO (COLLOCAZIONE TEMPORALE) DEL LIBRO ''LA BIBLIOTECA PERDUTA DELL’ALCHIMISTA'': Indice dell'Analisi del Libro ''La biblioteca perduta dell’alchimista''

“La biblioteca perduta dell'alchimista”, è un thriller storico ambientato nel 1227.

Tutti gli eventi storici citati sono autentici e documentati, compresi gli accenni alla Georgia e alla regina Russunda.

Il concilio di Narbonne del 1227 si tenne realmente e in tale occasione fu scagliato l’anatema contro i signori della Linguadoca che appoggiavano i catari.

Per quel che riguarda la durata del romanzo, con i protagonisti che compiono lunghi viaggi a cavallo o a bordo di un carro i tempi della narrazione si allungano, per questo motivo possiamo dire che le avventure di Ignazio da Toledo durano diversi mesi.

 

STILE DI SCRITTURA USATO NEL LIBRO ''LA BIBLIOTECA PERDUTA DELL’ALCHIMISTA'': Indice dell'Analisi del Libro ''La biblioteca perduta dell’alchimista''

Ancora una volta lo stile narrativo di Simoni riesce a combinare, quasi con l’abilità di un alchimista, raffinatezza linguistica e fruibilità.

Così come nel volume precedente, “La biblioteca perduta dell’alchimista” si innesta con naturalezza ed efficacia in un tessuto storico ricco di riferimenti politici, culturali e leggendari riguardanti il XIII secolo, tanto puntuali da assottigliare sensibilmente il confine tra invenzione e realtà.

Se da un lato si fa apprezzare la fervida fantasia dell’autore, abile nell’orchestrare una trama ricca di colpi di scena, dall’altro è impossibile non percepire la solidità delle basi documentali su cui si fonda e il lavoro di ricerca che può celarsi dietro la stesura di un’opera del genere.

 

NARRATORE DEL LIBRO ''LA BIBLIOTECA PERDUTA DELL’ALCHIMISTA'': Indice dell'Analisi del Libro ''La biblioteca perduta dell’alchimista''

La narrazione ne “La biblioteca perduta dell’alchimista” è condotta da un narratore esterno e procede sulla scia dei due obiettivi perseguiti da padre e figlio. Alternativamente seguiremo le vicende di Ignazio e Uberto che, gradualmente, andranno a comporre il complesso mosaico in cui si inscrive la storia.

Possiamo quindi definire il narratore onniscente, poichè sposta la sua attenzione da un evento ad un altro raccontandoci anche i pensieri dei protagonisti.

 

TEMATICHE TRATTATE NEL LIBRO ''LA BIBLIOTECA PERDUTA DELL’ALCHIMISTA'': Indice dell'Analisi del Libro ''La biblioteca perduta dell’alchimista''

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Senza mai perdere di vista l’obiettivo di intrattenere e intrigare, l’autore ci permette così di accostarci a tematiche che rimandano alla filosofia, alla religione, all’esoterismo non mancando di farci riflettere su come l’ignoranza abbia spesso alimentato le superstizioni nel corso della storia, ne è un esempio il tentativo del vescovo Folco di esorcizzare un uomo in realtà affetto da una malattia all’epoca quasi conosciuta come il saturnismo.

In quest’ottica la missione di Ingazio da Toledo può essere letta anche come metafora della ricerca di uno dei beni più preziosi a cui gli uomini possano ambire: la conoscenza.

L’autore stesso ci dice che:

Sebbene fondato su una trama di pura invenzione, questo romanzo è intessuto di riferimenti politici, culturali e leggendari riguardanti il XIII secolo, ma soprattutto si nutre delle suggestioni che ho provato documentandomi sull’alchimia medievale, sui suoi aspetti simbolici e sulle sue ripercussioni sul fronte della religione, della filosofia e del folklore.

Qualsiasi citazione bibliografica presente nell’opera, compreso il Turba philosophorum, corrisponde pertanto a verità storica.

Anche la terminologia pseudo-scientifica (o meglio, pre-scientifica) menzionata in vari punti della narrazione proviene dalla traditio manoscritta, poiché ritenuta funzionale alla trama e coerente alla forma mentis medievale.

 

COMMENTO DEL LIBRO ''LA BIBLIOTECA PERDUTA DELL’ALCHIMISTA'': Indice dell'Analisi del Libro ''La biblioteca perduta dell’alchimista''

Dopo “Il mercante di libri maledetti”, con questo secondo capitolo della saga relativa al maestro Ignazio da Toledo, Simoni si conferma uno scrittore preparato e con buona inventiva.

La trama è ben supportata da una robusta conoscenza storica e il personaggio di Ignazio è originale, non è il classico cavaliere buono e valoroso, così come non desta innata simpatia, piuttosto è decisamente parco nel manifestare i propri sentimenti, sui quali spesso fa prevalere l'interesse relativo a quegli aspetti che meritano secondo lui qualsiasi sforzo e qualsiasi rischio pur di essere conosciuti.

In tutto ciò sembra quasi di intravedere, per quanto con un approccio laico, una forma di fervore religioso dove l'entità divina è sostituita dalla Conoscenza in quanto tale.

È bravo Simoni a fare in modo che gli aspetti sui quali di volta in volta Ignazio si trova ad indagare, siano coinvolgenti, mantenendo un confine labile tra realtà ed esoterismo. In questo caso l'interesse di Ignazio e di molti altri è rivolto alla possibilità di trasmutare metalli in oro, all'ottenimento quindi di quell'oro alchemico che in epoca medievale è stato al centro di molti studi e ricerche.

Fanno da sfondo a questa ricerca riferimenti molto interessanti al catarismo e alle lotte di potere interne alla Chiesa.

Dopo la lettura dei libri di Simoni rimane la sensazione di aver afferrato buona parte del bandolo, ma di non aver districato del tutto la matassa, di un qualcosa che sfugge e non ha trovato completa descrizione o spiegazione durante il racconto, ma tutto sommato ciò in qualche modo è coerente con i personaggi e gli argomenti descritti.

Davvero coinvolgente la descrizione del luogo dove avviene la trasmutazione, la fortezza di Airagne, della quale il lettore percepisce l'imponenza, la sensazione di opprimente incombenza, fisica e spirituale, che da essa trasuda, con la presenza di una nebbia caligginosa che la avvolge e di schiere di prigionieri, ridotti in schiavitù, che vi lavorano sottoterra.

 

+27k Melissa Radice

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