Recensione ''Il conte di Montecristo'' (Libro di Alexandre Dumas) - 5.0 out of 5 based on 1 vote

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Recensione, Analisi, Riassunto ed Opinioni del Libro ''Il Conte di Montecristo''DATI ESSENZIALI:

  • Titolo: “Il Conte di Montecristo”.
  • Titolo originale: "Le Comte de Monte-Cristo".
  • Autore: Alexandre Dumas padre;
  • Nazionalità Autore: Francese;
  • Data di Pubblicazione: prima edizione 1846; 
  • Editore: Mondadori – Oscar leggere i classici;
  • Genere: classico;
  • Pagine: 936 pagine;
  • Voto del Pubblico (IBS): 4,55 su 5

 

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Recensione del Libro “Il Conte di Montecristo” di Alexandre Dumas padre del 1846, genere classici. Evidenzieremo il riassunto del libro “Il Conte di Montecristo”, l’analisi dei personaggi, i luoghi d’ambientazione, la collocazione temporale, lo stile di scrittura ed il narratore. Infine analizzeremo le tematiche trattate nel libro “Il Conte di Montecristo” con tanto di commento ed opinione del recensore articolista.

 

 

BIOGRAFIA DELL'AUTORE DEL LIBRO ''IL CONTE DI MONTECRISTO'': 

Alexandre Dumas padre – così generalmente indicato per distinguerlo dal figlio, anch'egli scrittore – nasce nel 1802 a Villers-Cotterets, un villaggio alle porte di Parigi. La sua vita, avventurosa, movimentata, è degna di figuarare in uno dei suoi romanzi.

Il padre, Thomas Alexandre Davy Dumas de la Pailletterie, era un generale, aveva combattuto al fianco di Napoleone nelle campagne d'Italia e d'Egitto, ma a causa delle sue idee repubblicane si era poi allontanato dal futuro Imperatore, cadendo in disgrazia. La figura di Napoleone, pertanto, inseguirà Alexandre fin dall'infanzia, accompagnata da alterni sentimenti di odio e amore ispirati dalle vicende di famiglia.

Morto, infatti, il padre, nel 1806, la madre è costretta a crescere da sola il figlio in una situazione di forti ristrettezze economiche. Terminati gli studi e per aiutare la madre, il giovane Alexandre inizia a lavorare nello studio di un notaio fino al 1823, quando si trasferisce a Parigi, dove trova lavoro come copista nella segreteria del Duca D'Orléans, ma la sua smoderata passione è la scrittura, alimentata dalle voraci letture alle quali si dedica nel corso di quegli anni.

I suoi primi lavori sono per il teatro, grazie ad essi entra in rapporto con quelli che saranno i maggiori esponenti del Romanticismo francese, da Hugo a Lamartine.

Dopo avere lasciato il lavoro di copista per dedicarsi interamente a quello di scrittore e dopo un periodo di avventurosi viaggi, che lo porteranno anche in terra africana, rientra in Francia e si dedica finalmente alla stesura dei romanzi che renderanno immortale il suo nome. Fra tutti basti ricordare: “I Tre Moschettieri”, “Il Conte di Montecristo”, “Vent'anni dopo”, “Il Visconte di Bragelonne”, “La Regina Margot”.

Accanto all'attività di scrittore tenta altri progetti: fonda ed apre un suo teatro, cerca di inseguire la carriera giornalistica, s'interessa di politica, anche estera. Sarà proprio la politica – sbandiera apertamente le sue idee repubblicane – unita ad un mare di debiti ai quali non riesce a porre rimedio, che lo costringeranno a lasciare la Francia per qualche anno, durante i quali tornerà a viaggiare per tutta l'Europa; rientra in patria nel 1853.

Nel 1860 la sua vita si arricchisce di una nuova avventura: partecipa, infatti, con Garibaldi alla spedizione dei Mille e viene nominato sovrintendente dei musei di Napoli.

Si spegne nel 1870 a Dieppe assistito dal figlio Alexandre, oggi il suo corpo riposa tra i grandi di Francia, nel Pantheon di Parigi.

 

RIASSUNTO DEL LIBRO ''IL CONTE DI MONTECRISTO'': Indice dell'Analisi del Libro ''Il Conte di Montecristo''

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Marsiglia, 1815. La nave mercantile Pharaon dell'armatore Morrel fa ritorno nel porto di Marsiglia, ma una triste disgrazia si è consumata a bordo: Il comandante Leclérc è morto. Morrel decide di affidare il ruolo di nuovo comandante al giovane e valente marinaio Edmond Dantès, già uomo di fiducia di Leclérc, nonostante le maligne insinuazioni avanzate su di lui da Danglars, scrivano di bordo, e relative al fatto che proprio Dantès avrebbe fatto sosta all'Isola d'Elba dopo la morte del capitano.

Dantès si giustifica dicendo di avere rispettato le ultime volontà del moribondo, recapitando sull'isola un plico, ed ebbro di felicità per il suo nuovo incarico corre ad incontrare e ad informare il padre e la ragazza che ama, la bella Mercedes.

Ma la gioia di Edmond suscita l'invidia di molti: Danglars, innanzitutto, che vorrei divenire lui capitano della nave; Fernand Mondego, cugino di Mercedes, che è accecato dalla gelosia perchè ama anch'egli la ragazza; Gaspard Caderousse, vicino di casa del padre di Edmond e avido di denaro.

I tre si ritrovano insieme e formulano una lettera anonima in cui, forti della sosta di Dantès all'Elba dove in quei giorni si consuma il primo esilio di Napoleone, accusano il ragazzo di essere un bonapartista. La lettera viene spedita e giunge al sostituto procuratore Gérard de Villefort.

Villefort ha uno scomodo scheletro nell'armadio: suo padre è stato ed è ancora un fervente sostenitore di Napoleone, pertanto, quando si rende conto della situazione, non esita ad usare il giovane Dantès, di cui pure conosce l'assoluta innocenza, per testimoniare e sbandierare la sua fede realista, utile alla sua smisurata ambizione.

Durante il pranzo organizzato per il suo fidanzamento Edmond viene arrestato e, dopo un veloce interrogatorio, viene condotto nello Chateau d'If, una fortezza-carcere costruita su un isolotto in mezzo al mare. Ancora non lo sa, ma è condannato a restarvi a vita.

A nulla valgono le suppliche e le preghiere, il giovane viene rinchiuso da solo in una cella dove rischia di diventare pazzo e nella cui solitudine medita a lungo il suicidio, finchè un evento miracoloso non lo restituisce alla vita. Conosce un altro prigioniero, Faria, che da anni sta scavando un tunnel per fuggire, ma che per errore è giunto alla cella di Dantès.

Faria diventa per il giovane un amico, un padre e un maestro. Gli trasmette tutto il suo sapere e apre gli occhi del ragazzo sulle sue vicende e su quello che è con ogni evidenza un complotto di cui lui è vittima. Edmond, da parte sua, aiuta Faria nel suo progetto di fuga scavando con lui un altro tunnel, ma l'uomo è anziano ed è malato e dopo un forte attacco del male che lo affligge muore, non prima, però, di aver rivelato al giovane quello che è il suo segreto: un tesoro immanso, di cui egli solo conosce l'esatta ubicazione, nascosto sull'isola di Montecristo.

Affranto per la morte dell'amico, Dantès è sul punto di abbandonarsi di nuovo alla disperazione, quando d'improvviso ha un'idea: si sostituirà al corpo dell'uomo nel sacco che i carcerieri hanno portato nella sua cella ed in cui è stato rinchiuso e così riuscirà ad uscire dalla fortezza.

Con grande coraggio Edmond mette in atto il suo piano e, nascosto all'interno del sacco, viene prelevato, condotto fuori e gettato in mare, secondo quello che era il destino che toccava ai prigionieri morti. Sott'acqua riesce a liberarsi dalle corde e dalla tela che lo avvolgono ed una volta in superficie nuota lontano, verso la propria libertà, quattordici anni dopo essere stato arrestato.

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Viene salvato da una nave di contrabbandieri che naviga per il Tirreno, ai quali per qualche tempo si unisce, finchè finalmente decide di recarsi a Montecristo, che fino a quell'istante ha potuto contemplare soltanto da lontano, per vedere se il dono lasciatogli da Faria sia reale, e ciò che trova va ben oltre le sue aspettative. Ora Dantès è diventato un uomo nuovo: è intelligente, è astuto, è scaltro, è colto ed è straordinariamente ricco, si è trasformato nel Conte di Montecristo ed è pronto a perseguire e mettere in atto quello che è oramai il suo unico scopo: la vendetta.

Grazie ad una serie di abili travestimenti viene a scoprire l'esatta identità dei suoi traditori, ma anche la morte drammatica del padre subito dopo il suo arresto e la notizia che Mercedes, la donna che amava, ha sposato proprio uno dei cospiratori, Mondego. Soltanto l'armatore Morrel non ha mai smesso di cercare sue informazioni, per sapere quello che era stato il suo destino, ed aveva anche aiutato suo padre quando questi era caduto nella più assoluta povertà. Ora è Morrel che è in disgrazia, gli affari vanno male e l'uomo medita anche il suicidio, ma Montecristo, abilmente travestito, salva lui e la sua famiglia.

Mondego, divenuto Conte di Morcerf, Danglars, divenuto Barone, ed il procuratore Villefort sono tutti oramai a Parigi, è lì che Montecristo si reca e sotto le sue nuove spoglie non solo non viene riconosciuto da loro, ma entra così tanto nelle loro grazie da divenire per tutti il più fidato confidente.

Niente è come appare, sotto le facciate di perbenismo e di serenità ognuna di quelle famiglie nasconde sordidi segreti, unica eccezione è la famiglia Morrel, composta dai due figli dell'armatore ormai morto, Maximilien e Julie, e dal marito di lei. Nella loro casa il Conte respira un'atmosfera di pace e di felicità pura e semplice come non gli accade in nessun altro luogo. Si lega in amicizia, in particolare, con Maximilien, di cui ben presto conoscerà il segreto amore che il giovane prova per Valentine Villefort, figlia del procuratore, circostanza che costringerà il Conte a modificare i suoi piani sulla ragazza, inizialmente inclusa nella propria vendetta.

Ma il progetto non può essere accantonato, deve essere portato a termine e Montecristo, con spietata lucidità, inizia a muoversi approfittando delle debolezze e delle inconfessabili verità che condannano i quattro traditori, è oramai uno strumento della provvidenza, della giustizia divina, anche a costo di compiere delle crudeltà, anche a costo di dover rabbrividire egli stesso per gli effetti drammatici che le sue azioni avranno.


ANALISI DEI PERSONAGGI DEL LIBRO ''IL CONTE DI MONTECRISTO'': Indice dell'Analisi del Libro ''Il Conte di Montecristo''

I personaggi principali del libro sono molti e tutti abilmente definiti dal narratore.

- Il protagonista assoluto è Edmond Dantès, marinaio un pò sempliciotto in procinto di diventare capitano all'inizio del libro e successivamente intelligentissimo Conte di Montecristo, dal nome dell'isola in cui si trova il tesoro lasciatogli da Faria.

- Mercedes, all'inzio del libro è la fidanzata innamorata di Edmond, successivamente sposerà Fernand, suo cugino, e diverrà la Contessa de Morcerf.

- Pierre Morrel, armatore del Pharaon

- Danglars, imbarcato sulla Pharaon aspira a diventarne capitano al posto di Edmond, è uno dei cospiratori e traditori del protagonista insieme a Fernand e Caderousse.

- Fernand Mondego, cugino di Mercedes, è innamorato di lei e geloso di Edmond

- Gaspard Caderousse, vicino di casa del padre di Edmond, è invidioso del giovane.

- Gerard de Villefort, sostituto procuratore, ambizioso e spietato, cerca di nascondere le simpatie bonapartiste del padre, Noirtier Villefort, che potrebbero nuocere alla sua carriera, non esiterà a condannare per tale motivo Edmond pur sapendolo innocente.

- Faria, prigioniero nell' Chateau d'If come Edmond, riuscirà, per errore, a raggiungere la cella del giovane e stringerà con lui un'amicizia che andrà oltre la morte. Trasmetterà a Edmond tutto il suo sapere e ne farà il Conte di Montecristo, rivelandogli l'ubicazione di un favoloso tesoro.

- Bertuccio, Alì, Jacopo, servitori del Conte di Montecristo.

- Haydèe, principessa greca dal drammatico passato, vive insieme al Conte che ne ha acquistata la libertà.

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- Albert de Morcerf, figlio di Mercedes e Fernand.

- Valentine Villefort, figlia del procuratore Villefort.

- Héloise Villefort, seconda moglia del procuratore Villefort.

- Edouard Villefort, figlio del procuratore Villefort e di Héloise

- Andrea Cavalcanti/Benedetto, figlio illegittimo del procuratore Villefort.

- Maximilien Morrel, figlio dell'armatore Morrel e fidanzato segreto di Valentine Villefort.

 

LUOGHI D'AMBIENTAZIONE DEL LIBRO ''IL CONTE DI MONTECRISTO'': Indice dell'Analisi del Libro ''Il Conte di Montecristo''

La trama del libro è ricca di eventi, pertanto anche le ambientazioni sono estremamente varie, anche se principalmente il romanzo si svolge in quattro luoghi: Marsiglia, la città su cui si apre la narrazione; la prigione dello Chateau d'If, in cui Edmond Dantès viene incarcerato ed in cui rimane per quattordici anni, incontrandovi Faria; l'isola di Montecristo, un isolotto nel Tirreno in cui è nascosto il favoloso tesoro che renderà ricco Edmond e la cui ubicazione gli sarà rivelata da Faria; Parigi, in cui Edmond, ormai Conte di Montecristo, ritroverà tutti i suoi nemici e consumerà la sua vendetta.

Accanto a questi luoghi principali molte sono le ulteriori ambientazioni della storia, come ad esempio l'Isola d'Elba, in cui la nave di Edmond deve fare sosta d'emergenza all'inizio del romanzo, Roma, dove il Conte di Montecristo incontra per la prima volta Albert, o la Normandia.

 

TEMPO (COLLOCAZIONE TEMPORALE) DEL LIBRO ''IL CONTE DI MONTECRISTO'': Indice dell'Analisi del Libro ''Il Conte di Montecristo''

La storia si svolge tra il 1815 ed il 1838.

L'inizio è esplicitato chiaramente all'inizio del romanzo. Dumas fa partire la storia dai giorni in cui Napoleone è prigioniero nell'Isola d'Elba, dove il Pharaon, la nave su cui Edomnd Dantès è imbarcato, è costretto a sbarcare, e da cui fuggirà poco dopo per consumare a Parigi l'epopea dei Cento Giorni. Ma Edmond è già in carcere, nello Chateau d'If, in cui trascorrerà quattordici anni.

In questa parte del romanzo la definizione temporale è meno precisa, più confusa, come accadrà anche in seguito quanto la storia salterà alcuni anni per riprendere poi a Parigi, e si concluderà infine nel 1838, allorchè Maximilien e Valentine, salvata dal Conte, potranno rincontrarsi ed il protagonista salperà con Haydèe verso una nuova vita.

 

STILE DI SCRITTURA USATO NEL LIBRO ''IL CONTE DI MONTECRISTO'': Indice dell'Analisi del Libro ''Il Conte di Montecristo''

Lo stile del romanzo è straordinariamente ricco, sia nelle descrizioni degli ambienti che nell'analisi dei personaggi o nei dialoghi, ma non è mai pesante, mai noioso, mai pomposo.

Non vi è una pagina che si voglia saltare, l'attenzione del lettore resta sempre viva, animata e stuzzicata come è dall'incalzare delle avventure che coinvolgono i protagonisti, ed è questo, a mio parere, il pregio fondamentale del libro.

 

NARRATORE DEL LIBRO ''IL CONTE DI MONTECRISTO'': Indice dell'Analisi del Libro ''Il Conte di Montecristo''

Il narratore del libro è esterno, onniscente, ma non anticipa nulla di ciò che sa andrà ad accadere.

Abile nel presentare i dialoghi, lo è altrettanto nell'introspezione dei personaggi, l'animo dei quali è abilmente svelato da uno sguardo, un sorriso o un gesto opportunamente descritto con la consueta bravura che caratterizza Alexandre Dumas padre.

 

TEMATICHE TRATTATE NEL LIBRO ''IL CONTE DI MONTECRISTO'': Indice dell'Analisi del Libro ''Il Conte di Montecristo''

La tematica fondamentale del libro sembra apparentemente essere la persecuzione della vendetta, una vendetta con la V maiuscola, inseguita, studiata e progettata in ogni singolo passo dal protagonista nel corso dei quattordici anni trascorsi in prigione, ma soprattutto successivamente, allorchè avrà modo di conoscere la vera identità di coloro che lo hanno tradito.

In realtà il vero insegnamento che lo scrittore vuole trasmetterci è piuttosto la fede. La fede in un'Entità, sia essa Dio o la Provvidenza, a cui non bisogna mai voltare le spalle, in cui bisogna continuare a credere anche nei momenti più bui dell'esistenza, a cui aggrapparsi e da ringraziare in ogni istante della nostra vita.

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Ed infatti soltanto i personaggi che non avranno dubitato e saranno rimasti saldi nella loro fede fino all'ultimo istante – pur con comprensibili tentennamenti – a cominciare proprio da Edmond Dantés, riceveranno ricompensa alla fine del romanzo. I colpevoli, invece, saranno tutti puniti.

Accanto a questo, che è il filo conduttore del romanzo, sono rintracciabili poi una serie di altre temtiche di grande interesse. Notevole, ad esempio, è la rappresentazione della vita di una città come Marsiglia in epoca napoleonica o della società parigina in piena Restaurazione.

 

COMMENTO DEL LIBRO ''IL CONTE DI MONTECRISTO'': Indice dell'Analisi del Libro ''Il Conte di Montecristo''

Bello. Di quella bellezza immortale che soltanto i veri, grandi classici possiedono e continuano a possedere anche a distanza di incalcolabili anni dalla loro stesura. Il Conte di Montecristo è un grande classico ed è, a mio parere, il capolavoro insuperato ed insuperabile di Alexandre Dumas padre: più de I Tre Moschettieri, più di Robin Hood, le avventure di Edmond Dantes, il marinaio un pò ingenuo e troppo buono che si trasforma nello spietato ed implacabile Conte di Montecristo, avvincono l'anima del lettore e lo incatenano fino alla loro conclusione in modo che difficilmente si riscontra in altre opere.

L'attenzione di chi legge è sempre sveglia. E' una malia, un fascino talmente forte che non esiste quasi sosta, quasi respiro fino alla fine. La lettura è avvincente, non vi è una pagina che dia noia, non vi è un personaggio sbagliato, un dialogo poco indovinato, una parola in più.

Dumas è meraviglioso, la sua fantasia si fonde col suo genio e dà vita ad un capolavoro mondiale. Forse non potente come Hugo, non profondo come Balzac, ma inesauribile, infinito...quasi che dalla sua penna possa uscire di tutto, ed infatti ne Il Conte di Montecristo l'impossibile diventa possibile e viene presentato con così disinvolta bravura al lettore che non vi è alcuno che dubiti della reale possibilità di fuga – rocambolesca – dalle prigioni dello Chateau d'If.

Edmond incontra Faria e si salva da sicura follia, la fuga gli restituisce la libertà, il dono del suo unico amico fa di lui, povero, un uomo immensamente ricco. Perfino quella che in apparenza sembra l'esaltazione della vendetta in realtà non è che un inno alla provvidenza ed alla giustizia divina. Lo stesso Edmond, ormai Conte di Montecristo si definisce strumento della Provvidenza e soffre per primo allorchè, nel compiere la propria vendetta, è costretto a fare più male di quanto ne voglia, come nel caso della morte del piccolo Edouard, il figlio di Villefort.

Il Conte di Montecristo è, in realtà, l'esaltazione della fede in Dio, l'Unico che può salvare davvero coloro che credono in Lui in ogni tipo di avversità e che potrà vendicarli dei torti e delle ingiustizie subite da coloro che, invece, da colpevoli verranno irrimediabilmente puniti.

Anche la fede di Edmond è stata sul punto di vacillare, lo ha salvato l'incontro con Faria, anch'egli strumento della Provvidenza, e per aver conservato con così grande forza la propria fede verrà ricompensato alla fine con una nuova vita e con l'amore di Haydèe.

Similmente anche i due personaggi buoni – Maximilien e Valentine – troveranno ricompensa nel loro amore per la loro fede e la loro bontà, contrariamente a tutti coloro che per l'intero corso del romanzo avranno perseguito soltanto i propri loschi e squallidi interessi, a discapito degli altri uomini.

Ma colei che, a mio parere, è la vera vittima è Mercedes, colpevole inconsapevole, alla quale la pace finale verrà negata. Troppo debole, troppo fragile, è la prima a riconoscere Edmond sotto le spoglie del Conte ed è l'unica alla quale egli concederà volontariamente il proprio perdono, ma le servirà a poco. L'entità del suo errore e l'amarezza del pentimento sono troppo grandi perchè possa esistere una pace; l'ultima immagine che Dumas ne regala al lettore – lei chiusa nella casa di Marsiglia regalatale da Edmond – è di infinita tristezza.

Per lei sembra non valere quello che è l'insegnamento finale che il Conte lascia ai suoi amici ed anche a noi lettori: aspettare e sperare.

 

+20k M.R.

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