Recensione ''Cave Canem'' (Libro di Danila Comastri Montanari) - 4.6 out of 5 based on 14 votes

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Recensione, Analisi, Riassunto ed Opinioni del Libro ''Cave canem''DATI ESSENZIALI:

  • Titolo: “Cave canem”.
  • Titolo originale: "Cave canem".
  • Autore: Danila Comastri Montanari; 
  • Nazionalità Autore: Italiana;
  • Data di Pubblicazione: 1993; 
  • Editore: Mondadori (collana ''Il giallo''); 
  • Genere: Giallo; 
  • Pagine: 283 p. rilegato; 
  • Voto del Pubblico (IBS): 4 su 5

 

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Recensione del Libro “Cave canem” di Danila Comastri Montanari del 1993, genere Giallo. Evidenzieremo il riassunto del libro “cave canem”, l’analisi dei personaggi, i luoghi d’ambientazione, la collocazione temporale, lo stile di scrittura ed il narratore. Infine analizzeremo le tematiche trattate nel libro “cave canem” con tanto di commento ed opinione del recensore articolista.

 

 

BIOGRAFIA DELL'AUTORE DEL LIBRO ''CAVE CANEM'': 

Danila Comastri Montanari è nata a Bologna il 4 novembre 1948. Si è laureata in Pedagogia nel 1970 e in Scienze politiche nel 1978, e per vent'anni ha insegnato e viaggiato in tutto il mondo.

Ha scritto il suo primo romanzo, “Mors tua”, nel 1990 e da allora si è dedicata a tempo pieno alla scrittura, prediligendo il genere del giallo storico, e aggiungendo ben diciotto titoli alla serie con protagonista il senatore Stazio: “In corpore sano”, "Cave canem", "Morituri te salutant", "Parce sepulto", "Cui prodest?", "Spes, ultima dea", "Scelera", "Gallia est", "Saturnalia", "Ars moriendi – Un'indagine a Pompei", Olympia – Un'indagine ai giochi ellenici", "Tenebrae", "Nemesis", "Dura lex", "Tabula rasa", "Pallida mors", "Saxa rubra".

Ha scritto inoltre "Ricette per un delitto", "La campana dell'arciprete", "Il panno di Mastro Gervaso", "Una strada giallo sangue", "Istigazione a delinquere" e "Terrore".

Nel 2007 ha scritto un saggio dal titolo "Giallo antico, come si scrive un poliziesco storico".

Appassionata di classici greci, latini, cinesi, legge molti polizieschi e saggi, viaggia per scavi archeologici e stazioni termali, non rinuncia al buon cibo e al buon vino ed è un'accanita fumatrice. Inoltre è un'entusiasta utente di internet e di vari giochi di strategia online.

 

RIASSUNTO DEL LIBRO ''CAVE CANEM'': Indice dell'Analisi del Libro ''Cave canem''

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Anno 772 ab Urbe condita. Publio Aurelio Stazio ha quasi sedici anni e indossa ancora la bulla infantile. Quando l’intendente Diomede, padre del suo amico Paride, viene accusato di furto, Aurelio si trova a risolvere il suo primo caso per salvare la vita dell’uomo, con la consulenza di Claudio, fratello del generale Germanico e nipote dell’Imperatore Tiberio.

Mentre il giovane Aurelio svolge le indagini giunge la notizia della morte di suo padre. Aurelio è il nuovo paterfamilia, il nuovo dominus. Con la soluzione del caso si guadagnerà il rispetto dei suoi schiavi e degli abitanti della domus.

Venticinque anni dopo i fatti raccontati nel prologo il balbuziente e zoppicante Claudio è imperatore e governa con saggezza, Paride è diventato il fedele intendente della domus degli Aurelii, e il senatore Publio Aurelio Stazio si trova in vacanza a Baia, luogo di villeggiatura prediletto dai nobili romani.

Sulla via del ritorno a Roma si ferma in visita nella villa dei Plauzi, sul lago d’Averno. Terzia Plautilla, figlia del padrone di casa Gneo Plauzio, è una vecchia conoscenza di Aurelio, di cui è stata amante dieci anni prima. Pomponia ha deciso di mettersi in affari con Terzia per realizzare unguenti e altri prodotti di bellezza con le erbe del rigoglioso orto di Plautilla.

Appena giunti nella villa i due amici si rendono conto che il momento non è il più indicato: Plauzio Attico, primogenito di Gneo e suo erede, è stato trovato morto nella vasca delle murene. Potrebbe sembrare un incidente, ma Aurelio sospetta qualcosa di più sinistro.

Nonostante il lutto il vecchio Gneo riceve gli ospiti assieme alla moglie Paolina, patrizia di antico stampo, che era stata costretta a sposare l’arricchito plebeo da Tiberio. Aurelio conosce anche gli altri membri della famiglia: Plauzio Secondo, ora erede di Gneo, Elena, la bella e leziosa vedova di Attico, Nevia, la figlia di primo letto di Elena, e  il generale Lucio Fabrizio, figlio di primo letto di Paolina, che mal sopporta di mischiare la propria patrizia persona con gli acquisiti familiari plebei. Inoltre tra gli schiavi spicca il giovane Silvio, che ha coi padroni un rapporto molto confidenziale. Ben presto un nuovo delitto viene commesso.

Un’antica maledizione, un oscuro vaticinio minaccia il futuro dei Plauzi: Aurelio, che crede poco al soprannaturale, indaga per scoprire la verità che si nasconde dietro l’alone misterioso del Fato.

 

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ANALISI DEI PERSONAGGI DEL LIBRO ''CAVE CANEM'': Indice dell'Analisi del Libro ''Cave canem''

- Publio Aurelio Stazio: ricco senatore romano, profondamente innamorato dell'Urbe, ama la civiltà e le comodità che Roma ha portato in ogni angolo della terra, ma al contrario di molti concittadini non considera i popoli diversi da quallo romano barbari o non meritevoli di rispetto.

Nella sua grande domus si circonda di servi provenienti da ogni parte dell'Impero, e ama scambiare con loro notizie sugli usi, i costumi e i sapori delle loro terre. Ha molti amici nelle comunità straniere di Roma e viene visto come un eccentrico perché non nasconde la sua insofferenza nei confronti delle pretese di superiorità del patriziato rispetto al resto della popolazione romana. Non è raro infatti vederlo rivolgersi con rispetto a umili plebei o schiavi, convinto com'è che di un uomo conti la sostanza e non i natali.

Impenitente scapolo, ama molto le donne, e s'è sposato in gioventù al solo scopo di aggirare la lex Papia Poppea, che prevedeva la riduzione dell'eredità alla metà per chi non avesse avuto figli. Purtroppo il figlio di Aurelio era morto in tenera età e il patrizio aveva ben presto sciolto il matrimonio, rassegnandosi a pagare le multe che gravavano sui celibi. Ogni sua indagine lo porta a conoscere donne bellissime di cui puntualmente s'invaghisce, ma nessun sentimento è abbastanza forte per convincerlo a rinunciare alla sua libertà.

Ama investigare sui misteri che gli si presentano e spesso lo fa cedendo al proprio buon cuore, che lo porta ad aiutare anche persone che non conosce quando percepisce che qualcosa non quadra o che delle persone innocenti stanno subendo un torto. Anche se orgoglioso e a volte testardo cerca di temperare la sua indole impulsiva studiando e tentando di applicare la dottrina epicurea.

- Castore: fidato segretario alessandrino di Aurelio, è uno schiavo che il senatore ha comprato per salvarlo dalla forca a cui era stato condannato per una truffa ordita ai danni dei sacerdoti di Ammone nella città di Alessandria. Spesso definito da Aurelio come infido levantino, non perde occasione per cercare di spillare soldi al padrone e per organizzare truffe che lo hanno reso negli anni molto ricco.

Col passare degli anni e col succedersi delle indagini verrà liberato da Aurelio ma resterà sempre al suo fianco, dimostrandogli una fedeltà particolare e condita di imbrogli.

- Tito Servilio: appartiene alla classe dei cavalieri ed è, assieme a sua moglie, il migliore amico di Aurelio. Dotato di un appetito incontenibile che l'ha condotto ad una accentuata pinguedine, il buon cavaliere ama quanto i piaceri della tavola solo la propria sposa, alla quale è sempre stato fedele e alla quale perdona ogni eccesso, sopportandone la personalità prorompente.

- Pomponia: chiassosa e esuberante, la più cara amica di Aurelio è una grande fonte di informazioni per il senatore. Grazie ai contatti delle sue schiave con le pettinatrici ed estetiste di tutte le matrone che contano riesce sempre a scoprire i segreti di tutta l'Urbe. Condivide col marito la passione per il cibo ed è anche lei molto corpulenta. Ama il lusso e le sue vesti e pettinature sono leggendarie per la loro temerarietà. Si circonda di schiave molto giovani che tratta come figlie, dando sfogo al suo istinto materno e cercando di colmare il vuoto lasciato dalla morte dell'unico figlio quand'era ancora molto piccolo.

- Paride: intendente della domus degli Aurelii, conosce il dominus fin da bambino, essendo il figlio del precedente intendente Diomede. Aurelio gli ha donato la libertà, ma Paride gli resta sempre fedele e cerca di amministrare al meglio le grandi ricchezze del padrone/amico.

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Spesso Aurelio lo definisce il pio Paridem in riferimento al sentimento romano della pietas massimamente incarnato dal pio Enea, che prevedeva il rispetto degli avi, della patria e degli dei. Spesso Paride esce sconfitto dagli scontri con Castore, di cui rappresenta l’antitesi onesta.

I due uomini lottano per ottenere l’attenzione di Aurelio, che la maggior parte delle volte fugge da Paride, non per mancanza di affetto, ma perché l’intendente lo vuol mettere a parte di questioni economiche che il senatore reputa tediose. Castore e Paride mettono da parte la loro rivalità solo quando ne va della sicurezza o del buon nome di Aurelio. 

 

LUOGHI D'AMBIENTAZIONE DEL LIBRO ''CAVE CANEM'': Indice dell'Analisi del Libro ''Cave canem''

Per la prima volta l’autrice ci porta in un luogo molto diverso dall’Urbe. Siamo nella costa campana, luogo di villeggiatura prediletto della Roma abbiente. Per i romani l’ingresso nell’Ade si trovava proprio nel lago d’Averno, col suo odore pestilenziale e il suo colore scuro, dovuti alla presenza di attività vulcaniche. La zona ha sempre avuto un alone mistico, vista la presenza nella città di Cuma della Sibilla, una sacerdotessa che profetizzava sul futuro.

Abbiamo inoltre l’occasione di entrare in una villa di campagna, che s’affaccia proprio sul Lago d’Averno. La villa ha, oltre alle unità abitative classiche di una domus di città, una serie di strutture adibite all’allevamento di animali (vasche per i pesci, voliere per gli uccelli) un uliveto e un frantoio per la produzione dell’olio, un orto, un giardino delle erbe aromatiche, e ovviamente gli ergastula, ovvero gli alloggi miseri degli schiavi vernacoli.

 

TEMPO (COLLOCAZIONE TEMPORALE) DEL LIBRO ''CAVE CANEM'': Indice dell'Analisi del Libro ''Cave canem''

La collocazione temporale è data con precisione in apertura del primo capitolo: anno 797 ab Urbe condita (ovvero dalla fondazione di Roma calcolata considerando l'anno di fondazione indicato da Marco Terenzio Varrone, il 753 avanti Cristo, comunemente conosciuta come data varroniana). Questa datazione venne usata a partire dalla fine del periodo repubblicano tra le classi più colte, mentre in precedenza si indicava la data in base ai re nel periodo monarchico e col nome dei consoli (che difatti svolgevano il ruolo di magistrati eponimi) in periodo repubblicano.

L'autrice ci fornisce anche la data secondo il nostro calendario, 44 dopo Cristo. Nel primo capitolo troviamo anche l'indicazione del periodo dell'anno secondo l'uso romano, sesto giorno prima delle calende di novembre, ma non è fornito il corrispettivo secondo il nostro calendario. La storia si conclude con un epilogo ambientato a quasi un anno di distanza dall’inizio della storia.

 

STILE DI SCRITTURA USATO NEL LIBRO ''CAVE CANEM'': Indice dell'Analisi del Libro ''Cave canem''

Giunta ormai al terzo libro della serie delle indagini di Publio Aurelio Stazio, l’autrice ha avuto modo di far conoscere al pubblico i personaggi, e può dedicarsi al racconto senza dover dare spiegazioni particolareggiate dei loro caratteri o comportamenti.

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Il risultato è una scrittura molto scorrevole e piacevole a leggersi, rendendo Cave canem una delle migliori indagini di Aurelio.

 

NARRATORE DEL LIBRO ''CAVE CANEM'': Indice dell'Analisi del Libro ''Cave canem''

Il narratore è esterno alla storia (eterodiegetico). Le vicende sono sempre filtrate per noi dal punto di vista del senatore e veniamo a conoscere i pensieri e le esperienze degli altri personaggi durante i loro dialoghi con Publio Aurelio. Tramite le frequenti conversazioni che Aurelio intrattiene con sé stesso veniamo a conoscere anche i suoi pensieri e i progressi che compie nella ricerca della verità. Il caso in questione, col vaticinio e l’aura misteriosa incuriosisce e affascina un incallito epicureo come Aurelio.

La risoluzione finale del mistero è affidata non ai pensieri ma al confronto diretto col colpevole del delitto, che viene messo di fronte ai propri crimini dal senatore. In questo modo il lettore può indagare insieme ad Aurelio e cercare di scoprire il colpevole seguendone i ragionamenti, ma chi non ne ha voglia o capacità scopre la verità e i moventi nel momento stesso in cui il senatore smaschera l'assassino.

 

TEMATICHE TRATTATE NEL LIBRO ''CAVE CANEM'': Indice dell'Analisi del Libro ''Cave canem''

Cave canem affronta alcune tematiche già presenti nei precedenti romanzi dell’autrice.

C’è una famiglia abbiente nella quale un anziano genitore costringe involontariamente con la propria lunga permanenza in vita i propri figli maschi a vivere come fossero perennemente minorenni.

C’è la contrapposizione tra nobiltà antica e nuovi arricchiti, tra chi è nobile d’animo anche se schiavo e chi lo è solo per titolo ma ha l’animo di un miserabile.

C’è una donna che ha avuto dagli Dei un unico dono, la bellezza, che è anche la sua condanna.

C’è chi non si rassegna al mutare dei tempi e si aggrappa ancora al mos maiorum dei primi tempi repubblicani. Nel libro si confrontano molte istanze opposte e contraddittorie, istanze che si scontravano nella realtà della Roma imperiale.

Forse il tema più forte e inquietante del romanzo è però quello della vendetta, terribile e covata per anni, meticolosamente e crudelmente progettata e portata a compimento. Ad essa si intrecciano altri temi, quali l’arroganza di un uomo arricchito che usa la propria influenza presso l’imperatore per costringere la donna che ama a divorziare dal legittimo consorte, o la durezza classista di un nobile generale che disprezza tutte le donne.

Sempre presente la miseria della vita degli schiavi, questa volta analizzata attraverso le condizioni ancora più dure degli schiavi rurali, considerati poco più che bestie parlanti e sottoposti ai peggiori soprusi.

L’ambientazione sul Lago Averno dà la possibilità all’autrice di toccare anche temi legati alla religione romana e al mondo dell’oltretomba citando il viaggio negli Inferi del pio Enea, topos letterario diffuso presso gli antichi.

Durante le indagini Aurelio incontra anche il mondo variegato delle Pizie e di altri presunti tramiti col divino, ma nella Roma imperiale la rilevanza di veggenti come la Sibilla cumana è pressoché nulla e i sacerdoti avidi usano le profezie come mezzo per ingannare gli sciocchi e indurli a sborsare somme ingenti di denaro.

 

COMMENTO DEL LIBRO ''CAVE CANEM'': Indice dell'Analisi del Libro ''Cave canem''

Cave canem è una delle migliori indagini di Publio Aurelio: la sinistra forza misteriosa che sembra causare gli omicidi non convince mai pienamente il nostro senatore. Egli scava nel profondo dell’animo umano sapendo che è lì che s’annidano i misteri più impenetrabili e non in una dimensione popolata di fantasmi e profezie di morte.

Il prologo ci mostra un giovanissimo Aurelio tiranneggiato dal pedagogo e tenuto in scarsa stima e affetto dal padre, ma non per questo meno determinato e acuto. Venticinque anni prima dei fatti raccontati nel romanzo il giovane, non ancora diventato pater familias degli Aurelii, risolve un caso intricato salvando la vita agli schiavi della domus. La tenera amicizia che lo lega al giovane Paride nonostante sia uno schiavo già fa presagire il pensiero futuro di Aurelio nei riguardi della schiavitù, e ci dà un saggio della magnanima equità dell’uomo che diventerà.

Consiglio caldamente la lettura di questo romanzo perché ci porta nel mondo seducente di ciò che appare soprannaturale, stimola la nostra immaginazione e l’atterrisce per poi metterci a confronto con l’inevitabile soluzione razionale alle nostre paure più profonde.

Un’indagine serrata, popolata di personaggi affascinanti e ben delineati, che si legge d’un fiato e si dimentica difficilmente.

 

Carla Biolchini

+20k M.R.

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